Abitanti: 965
Altitudine: m. 560 s.l.m.
Zona climatica: E  (zone climatiche d’Italia)
Gradi giorno di energia: 2121

Sindaco di Pretoro

Di origine latina, il nome Praetorium (“luogo di raduno di soldati”), indica un punto di osservazione e vigilanza dei passaggi nella valle Peligna, abitata dalle popolazioni italiche dei Peligni di stirpe sabellica e dei Frentani di stirpe sannita.

Pascoli, prati, boschi e seminativi costituiscono la ricchezza di questo borgo appollaiato su una collina alle pendici della Maiella. Posto tra il mare Adriatico, visibile in lontananza nei giorni limpidi, e la montagna, Pretoro ha sempre vissuto in rapporto simbiotico con il suo bosco, come dimostra la secolare tradizione dell’artigianato del legno, che ancora oggi consente di vedere lungo il fiume Foro i resti di antichi torni ad acqua. Il cuore del territorio boschivo di Pretoro è la sua faggeta, compresa nella Riserva Naturale. Bosco e montagna: dai pascoli ovini veniva la lana, per filare la quale servivano i fusi, costruiti da abili artigiani, i “fusari”.
L’inverno è la stagione che si adatta meglio a Pretoro, rannicchiato sotto la neve nell’immobilità dei giorni bianchi e freddi. E la notte è il momento magico, quando le luci fioche lo rendono un presepe.
Pretoro è un borgo di architettura spontanea, arroccato sui fianchi della Maiella con case appoggiate le une alle altre lungo vicoletti collegati da scale strette e tortuose che, come dice una poesia, salgono e salgono “fino all’ultimo focolare”.
I principali monumenti di Pretoro sono tre edifici religiosi. La chiesa di Sant’Andrea Apostolo, la principale del borgo, risale ai secoli XV e XVI ed è posta sulla parte più alta dell’abitato. Lo stile è frutto del rifacimento neoclassico con elementi barocchi.
La chiesa di San Nicola si discosta dall’originario impianto romanico per le forme tardorinascimentali e secentesche con cui si presenta dopo la sua ricostruzione. È più nota come chiesa di San Domenico, al quale sono dedicate le celebrazioni de Lu Lope (il lupo) e quella arcaica dei Serpari (i manipolatori di serpenti). All’interno si trovano una Pietà in terracotta policroma del XVII secolo e un portale ligneo del 1630.
L’eremo della Madonna della Mazza ha un portale che testimonia un’origine duecentesca o trecentesca. Le prime notizie certe che lo riguardano sono del 1324-1325 e si riferiscono alla riscossione delle decime da parte dei monaci benedettini cistercensi provenienti dalla Francia, da cui sarebbe stato fondato.
Il fervore della vita religiosa ai piedi della Maiella e un altro documento storico anticiperebbero al XIII secolo la costruzione della chiesa, che in alcune mappe antiche è indicata come “Madonna del Monte” ed era una dipendenza del monastero di Santa Maria Arabona di Manoppello.
L’immagine della Madonna in trono con Bambino risale al XV secolo. Il nome di Madonna della Mazza deriva dallo scettro (o “mazza”) con cui è raffigurata la Vergine. La chiesetta è frequentata in estate e soprattutto la prima domenica di luglio, quando la Madonna viene riportata in processione qui, sui monti, dopo aver trascorso due mesi nella chiesa di Sant’Andrea. L’interno è a navata unica e custodisce le leggende fiorite intorno all’immagine della Madonna della Mazza.

I piaceri del borgo

❤ Questo era il paese dei “fusari”, e anche se di fusi non c’è quasi più bisogno, l’artigianato a Pretoro non è morto: ci sono ancora, infatti, alcuni tornitori, scalpellini e intagliatori.
❤ Le “Farchie” di Sant’Antonio Abate, 17 gennaio: grossi fasci di canne legati ad arte sono accesi in onore del santo a ricordo di un miracolo da lui compiuto nel vicino paese di Fara Filiorum Petri.
❤ Festa di San Domenico e il Lupo, prima domenica di maggio: antichi riti rievocano i miracoli del santo che protegge dai lupi e dal morso dei serpenti.
❤ Centro museale San Domenico: in una vecchia officina di fabbro restaurata, sono esposti materiali sulla storia del borgo e sulle sue tradizioni.

Cosa vedere

A circa 8 km da Pretoro e a 900 metri d’altitudine merita la visita un altro eremo, citato in un documento del 1581 come ecclesiam Sancti Angeli e noto come la grotta dell’Eremita. Vi si praticava il culto di San Michele Arcangelo. Indagini archeologiche hanno riportato alla luce utensili in selce, reperti ceramici dell’età del Bronzo e tracce degli eremiti e dei pastori che l’abitavano.
Paesaggi incontaminati, ricchi di flora e di fauna, accolgono il visitatore nella riserva Naturale Valle del Foro. Nelle vicinanze del fiume Foro, con una passeggiata lungo le rive ombreggiate, si arriva ai mulini rupestri.
Altre destinazioni nei paraggi sono il Passo Lanciano, la Fonte Tettone e il Monte Amaro.

Indirizzo

Il nosto indirizzo:

Via dei Mulini, 3a Pretoro CH

Telefono:

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