Abitanti: 665
Altitudine: m. 725 s.l.m.
Zona climatica: E  (zone climatiche d’Italia)
Gradi giorno di energia: 2273

Sindaco di Guardia Perticara

Il toponimo deriva da castrum Perticari: la pertica nei latifondi longobardi è la parte di territorio assegnata alle famiglie dei coloni.

Quella di Guardia Perticara è una storia antica che comincia con gli Enotri e si inscrive nella dura faccia della pietra. Un grappolo di case su un rilievo, nella remota Lucania fatta di pietra grigia, di verde e di argilla, di devozioni intense e di silenzio che si protende tra le case attraversando le stagioni. Sui gioielli in ambra dei corredi tombali dei primi abitanti sono
passate le orde saracene e diversi terremoti, ma tra distruzioni e abbandoni il paese è riuscito a mantenere la sua identità, che sotto cieli mutevoli è sempre la stessa: case arroccate, gradinate e scale che s’inerpicano fino al castello, balconi in ferro battuto, archi, portali, ballatoi, fontane. È terra vera, questa, con i suoi sentieri di campagna e i percorsi tra le cicale, con i
profumi dei formaggi e delle carni, del rafano e della liquirizia.
E’ il piacere della tavola, quando lentamente, sotto il paralume, ci si trova insieme e si scacciano le tenebre.
Lo chiamano “il paese dalle case in pietra”. Guardia è un borgo che si percorre a passi lenti, incrociando gli sguardi benevoli delle donne sull’uscio di casa, e non è retorico pensare che qui, quando è venuto a girare le sequenze di Cristo si è fermato ad Eboli, il regista Francesco Rosi abbia trovato quell’atmosfera di paese altrove dispersa. La giusta cornice neorealista, insomma, dove anche la biancheria che penzola tra i vicoli è meno sciatta dei materiali dell’edilizia popolare con cui sono stati rovinati tanti piccoli centri storici. A Guardia Perticara, invece, resiste orgogliosamente la pietra: quella pietra di Gorgoglione che dà vita e spessore a portali, gradinate, archi, ballatoi e si sposa coi balconi in ferro battuto, e certamente anche con l’aria fresca che porta i profumi dei boschi ed entra nei vicoletti senza incontrare resistenza. Le pietre lavorate dai maestri artigiani e le volte in mattoncini rossi avvertono il visitatore che questo è un borgo che fa sul serio, nel recupero della sua identità. Lo dimostrano le molte ristrutturazioni e, da ultimo, la nuova illuminazione con i corpi in ghisa, il ripristino dei vecchi toponimi delle strade e la cartellonistica. C’è ancora molto da fare, ma intanto la sciatteria è bandita. C’è da perdersi, in questi ghirigori pietrosi che sono come fregi di un’esistenza che vuole riscattarsi, aprire nuove pagine nel paesaggio del sud, ritrovare il senso di una comunità dispersa dall’emigrazione e ora pronta a riconquistare il proprio paese. Perché è bello, umile, semplice: ispira fiducia.
Il terremoto del 1980 l’ha ferito, ma la pietra di Gorgoglione, sparsa a piene mani sui palazzi storici, le antiche chiese e le più semplici abitazioni, ha resistito.

I piaceri del borgo

❤ Dagli allevamenti locali arrivano in tavola carni di agnello, capretto e mucca podolica. Sono ottimi anche i latticini: caciocavallo, formaggio pecorino e ricotta, da abbinare con il miele di qui.
❤ Tra le bontà della tradizione culinaria guardiese, i “ferricelli“ al sugo di carne, la “strazzatella” (focaccia con il pomodoro o con la salsiccia locale), la “chizzola” (dolce tipico pasquale) e i “calzoncelli” (dolce tipico natalizio) con crema di castagne o ceci, cioccolato e cannella.
❤ Festa di Santa Maria del Sauro, 1 maggio e seconda domenica di agosto: è la festa più sentita dagli abitanti, legata all’apparizione della Madonna nel luogo in cui oggi sorge la chiesa di Santa Maria del Sauro (sec. XIV, restaurata nel XVIII).
❤ ”Salotti nel Borgo”, seconda metà d’agosto: esposizione di prodotti artigianali e lavori artistici, degustazione di prodotti tipici, musica, cultura e convegni, visite guidate del centro storico.

Cosa vedere

È bello salire le scalette che s’inerpicano fin su al castello, da dove si domina l’intera valle del Sauro, percorrendo stradine
suggestive come via Marconi o via Diaz, dove le case in pietra a faccia vista hanno ancora gli antichi coppi e i riquadri alle finestre.
Il borgo in pietra e in particolare il centro storico. Guardiamo i particolari: i portali di via Diaz, lo stemma di palazzo Montano, il rosone di casa Marra, il bassorilievo di San Nicola sul portale della chiesa Madre, l’arco Vico II in piazza Europa, il mascherone di casa Marra e quello di palazzo Fanelli, la mensola in pietra di casa Sassone.
Nei dintorni sono da vedere le grotte brasiliane, i ruderi dell’antica città di Turri e il bosco comunale Amendola, 500 ettari di macchia mediterranea.
L’itinerario religioso con le Chiese del ‘600, la Chiesa di San Nicolò Magno e la Chiesa di Sant’Antonio che conserva la Tela di Biagio Guarnacci (pittore famoso nel Regno di Napoli per le sue tele e i suoi affreschi nelle pievi di campagna) che raffigura l’Annunciazione, Chiesetta di San Rocco (‘700), il Santuario di S. Maria del Sauro (‘300).

Indirizzo

Il nosto indirizzo:

Guardia Perticara PZ

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