Abitanti: 742
Altitudine: m. 400 s.l.m.
Zona climatica: C  (zone climatiche d’Italia)
Gradi giorno di energia: 1169

Sindaco di Conca dei Marini

Il toponimo deriva dalla morfologia del luogo, annidato in una baia a forma di conca, e dal mare, perché qui tutto parla di navigazione, di vele che si gonfiano al vento, bastimenti nella tempesta, naufragio e salvezza.

Raccontano qui – ed è scritto in tutte le guide turistiche – di aver visto un giorno due anziane americane inginocchiate davanti alla torre di Conca dei Marini, posta sopra un lembo di roccia proteso nel Tirreno. La torre Bianca, che nel Cinquecento scrutava i pirati saraceni, è stata usata fino a cinquant’anni fa anche come minuscolo cimitero. Le due turiste pregavano Dio di essere sepolte lì, “nel posto più bello del mondo”. Verità o leggenda, il promontorio di Capo di Conca con la sua solitaria torre contesa ai gabbiani, racchiude una visione da paradiso terrestre. Alfonso Gatto, il grande poeta salernitano: “Godo in occhi marini / paeselli colorati / ai tuoi fianchi di carne”. Non si poteva dire meglio: la costiera amalfitana è punteggiata di paeselli, come Conca dei Marini, dove il godimento è tutto nel mare che acceca d’azzurro gli occhi, nelle sporgenze rocciose che hanno in cima una chiesetta bianca, nelle visioni a strapiombo, dove cielo e mare confondono i loro colori. In più, a Conca, storie di bastimenti e di vele evocano un desiderio di navigazione: l’antica Cossa dei Tirreni, poi sottomessa a Roma, è sempre stata un borgo marinaro e luogo di reclutamento di marinai per la Repubblica di Amalfi. Il mare, qui, è un anelito, una chiamata imperiosa, un sogno di rocce.
“In ogni finestra il sole, da ogni finestra il mare”: in questo detto si riassume il fascino del borgo marinaro arroccato in un’ansa del Tirreno, in un tripudio di luci e colori. Conca è divisa in due: in basso, le casette a filo d’acqua che si specchiano
in una piccola baia; in alto, adagiate sulla collina, case imbiancate a calce, sparse tra gli orti, gli uliveti e le terrazze di limoneti che scendono a mare.
Tutti i luoghi del borgo sono collegati da “scalinatelle” che fanno strada ai nostri passi tra i profumi delle erbe aromatiche. Scale lunghe dal cielo al mare: è la Conca dei gradini – Stairway to Heaven. Della chiesa di San Pancrazio si ha notizia dal 1362. Ulivi tutt’intorno e palme sul sagrato, avvolti da una luce messicana. Belvedere sul mare e lontana origine duecentesca, la chiesa di Sant’Antonio (in realtà dedicata a San Giovanni Battista), ha un’armoniosa facciata e un campanile con volta a cuspide ricoperta da piastrelle maiolicate. L’ex convento di Santa Rosa con l’annessa chiesa di Santa Maria di Grado, diventa sempre più visibile man mano che si procede verso Amalfi. Fu eretto a strapiombo sul mare nel 1681 per volontà di suor Rosa Pandolfi, appartenente a una ricca famiglia locale. In questo precipizio di luce e di azzurro, le monache di clausura domenicane colloquiavano con Dio. Morta l’ultima suora nel 1912, il convento è stato trasformato in albergo. Nella chiesa di Santa Maria di Grado è custodito il capo di San Barnaba, una delle reliquie più importanti della provincia.

I piaceri del borgo

❤ Sui terrazzi soleggiati maturano i pomodorini “a piennolo”. Salse e zuppe di pesce non possono fare a meno di loro.
❤ La sfogliatella Santa Rosa è il dono più bello delle monache a Conca.
❤ Carnevale delle Janare, febbraio: tra tante feste religiose, è l’unica pagana, e si ispira a leggende di streghe del XVI secolo. Le janare erano fattucchiere che s’incontravano di notte nel campo d’ulivi presso la chiesa di San Pancrazio, vicino alla grotta dello Smeraldo, o sulla spiaggia del fiordo.
❤ Festa della Madonna della Neve, 5 agosto: alla protettrice dei pescatori è dedicata una lunga processione in mare sulle imbarcazioni locali, che inizia e termina alla marina di Conca dopo aver toccato Amalfi e il fiordo di Furore.

Cosa vedere

Gli altri tre luoghi di culto di Conca sono la chiesa di San Michele Arcangelo in via San Michele, la cappella dell’Immacolata in piazza Olmo e la cappella della Madonna della Neve presso la marina.
La grotta dello Smeraldo, un antro marino nascosto in una piega della costiera, le cui acque, incise da una lama di luce proveniente da un foro sotterraneo, assumono riflessi smeraldini in un paesaggio stupefacente di stalattiti e stalagmiti.
Isolata sul promontorio come un’indiana “torre del silenzio”, l’antica torre di guardia di Capo di Conca, detta torre Bianca, è quadrangolare come usava nel Cinquecento.
Il giro delle scogliere, chiamate dai pescatori con nomi affettuosi: aqua roce, ‘o rummiello, punta ape.

Indirizzo

Il nosto indirizzo:

Conca dei marini SA

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