Abitanti: 13.790 (2.000 nel borgo)
Altitudine: m. 0-270 s.l.m.
Zona climatica: B  (zone climatiche d’Italia)
Gradi giorno di energia: 702

Sindaco di Cefalù

Kephaloidion è nome greco che significa “testa” nel senso di “capo”; ha anche il significato di “estremità” o “punta”, a indicare il promontorio o la rocca. Per gli Arabi era Gafludi, città fortificata e ricca d’acqua.

Cefalù è terra del mito. Qui Dafni, poeta cantore della natura, è trasformato in roccia. Qui Ercole innalza un tempio a Giove (e Ras Melkart, promontorio di Ercole, è il nome punico del luogo). Qui vivono le loro avventure i Giganti. Sono leggende provenienti da culture diverse e che incrociano la storia: nell’antica Kephaloidion greca si avvicendano cartaginesi, siracusani, romani, vandali, goti, bizantini, arabi, normanni. Il pluralismo culturale si spiega anche col fatto che il popolo di questa città è profondamente legato al mare, ne sente il respiro, il profumo.
La cattedrale normanna è l’asse su cui ancora ruota la città storica. Rimane un mistero il motivo per cui nel 1131 Ruggero II volle edificare una chiesa così imponente in questa piccola città anziché a Palermo, la capitale del suo regno. È certo che il re normanno eresse qui il suo capolavoro: tanto grande da uscire quasi dal campo visivo, severo nel blocco compatto delle due torri, ma prezioso per il caldo colore dorato delle cortine murarie e lo sfavillio dei mosaici all’interno. La cosa straordinaria è che il tempio normanno, condizionato da prescrizioni liturgiche bizantine, fu realizzato da architetti e maestranze islamiche,
presenti ancora in Sicilia nell’ambito di quel linguaggio culturale che legava l’isola alle regioni del Maghreb.
Insomma, una meravigliosa sintesi di tre culture, stimolata dal fatto che il re voleva una chiesa che fosse anche fortezza e monumento funerario. Alla radice della progettazione ci fu dunque l’architettura maghrebina dei palazzi-fortezza, la stessa cultura che permise a Ruggero di costruire i capolavori di Palermo.
L’interno della cattedrale è dominato dal solenne ritmo del colonnato e dall’immagine incombente del Cristo Pantocratore (che qui dicono sia più bello di quello di Monreale) nel catino dell’abside, tutto a mosaici su fondo oro, con scritte in greco e latino, di pregevolissima fattura bizantina (1148).
La Cefalù medievale si mostra nel palazzo Maria in piazza Duomo e nell’Osterio Magno in corso Ruggero, edificio del XIII secolo di proprietà dei conti Ventimiglia, oggi usato come spazio espositivo, nei pressi del quale sono emersi resti di edifici ellenistici e monete di bronzo del IV secolo a.C. Interamente scavato nella roccia e usato fino a non molto tempo fa, il Lavatoio medievale è accessibile tramite una scalinata di pietra lumachella.
Il barocco è rappresentato a Cefalù dai prospetti del Monte della Pietà (1716) e della chiesa del Purgatorio (1668) ma anche da portali, mensole e altri dettagli architettonici che vivacizzano angoli, vie e piazzette del centro storico. Nella chiesa del Purgatorio la cripta rettangolare conserva cadaveri essiccati. Interessanti sono anche il Seminario vescovile (1638) e il portale bugnato del cinquecentesco Palazzo Piraino.

I piaceri del borgo

❤ Cefalù trae dal mare gran parte dei piatti tipici. Sorprende, quindi, che il piatto forte della cucina locale sia la pasta ’a taianu, pasta al tegame condita con ragù, carne e melanzane fritte.
Occasione per assaggiarla è la Festa del Salvatore nei primi giorni di agosto.

Cosa vedere

Capolavoro sublime, il Ritratto d’uomo di Antonello da Messina (1465 circa) del Museo Mandralisca è noto anche come Ritratto d’ignoto marinaio, nonostante sia difficile, osservava Roberto Longhi, che Antonello potesse ritrarre pescatori. Al di là dell’identità misteriosa del personaggio raffigurato, è sicuro che in questo ritratto c’è la Sicilia, «l’ambigua essenza dell’isola fascinosa e terribile», come scrisse Federico Zeri.
La Rocca che sovrasta la città, già nota ai Fenici come “promontorio di Ercole”, è una roccia calcarea alta 270 metri, che ha in cima ha un edificio megalitico, noto come Tempio di Diana, forse legato a un culto dell’acqua, come proverebbe la vicina cisterna del IX sec. a.C. Qui si trovano anche i resti del castello risalente al XIII-XIV secolo.
L’ottocentesco teatro comunale Salvatore Cicero è stato il set del film Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore (1989).

Indirizzo

Il nosto indirizzo:

Corso Ruggero, 139, 90015 Cefalù PA

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