Abitanti: 300 (170 nel borgo)
Altitudine: m. 607 s.l.m.
Zona climatica: E  (zone climatiche d’Italia)
Gradi giorno di energia: 2469

Sindaco di Castel di Tora

Castel di Tora sino al 1864 era Castel Vecchio (Castrum Vetus) e gli abitanti si chiamano ancora “castelvecchiesi”. Il nuovo nome si rifà all’antica, ma d’incerta collocazione, città sabina di Thora, poi pagus (villaggio) romano.

Pietra e acqua contornate dal verde di pascoli e boschi: questo è Castel di Tora. Mezzo spopolato dall’emigrazione, con accanto la città morta di Antuni, sembra custodire nei vuoti e nei silenzi dei suoi vicoli il segreto delle sue origini, mitiche come tutte le “vere” origini, perché vengono da un’Atlantide di casa nostra, sprofondata nei pensieri prima che nel tempo: la
città sabina di Thyra, o Thora.
Dove fosse esattamente situata, non si sa. Così è anche Castel di Tora: esiste, ma ha cambiato nome; davanti al “castel vecchio”, con la sua torre che dal medioevo sorveglia l’abitato, è stato creato un lago nuovo.
E le vecchie case in pietra che si specchiano nelle acque azzurre – troppo azzurre per essere vere – stanno strette le une alle altre come per darsi coraggio: il coraggio di rinascere, forse, dalle ceneri sabine, dalle oscurità medievali, dagli antichi ritmi della civiltà pastorale.
E l’esempio della rinascita è il più vicino che si possa trovare: nel borgo fantasma di Antuni, compagno di castelli. Qui, nel palazzo del Drago, tirato su dalle macerie in cui era ridotto, un prete coraggioso ha fondato una comunità di recupero di tossicodipendenti: ivi insediata dal 1990 al 2006, solo il primo passo per un’uscita dalle tenebre. Il palazzo, con le abitazioni
circostanti ricostruite, è destinato a diventare un centro culturale e turistico, come premessa di ricostruzione e di rinascita dell’intero borgo. Che tra le aquile del monte Navegna si nasconda l’araba fenice?
Panorami tra i più belli del Lazio nel profumo delle ginestre e del timo, Castel di Tora si allunga sulle rive del lago artificiale del Turano, circondato da una corona di fitti boschi sui quali domina il Monte Navegna. Dalla cima, nei giorni limpidi di tramontana, si può ammirare ad occhio nudo la cupola della basilica di San Pietro in Roma. Nel borgo, edifici in pietra locale a vista rivelano tipologie tipiche dell’architettura rurale in un contesto di antropizzazione medievale.
Risale all’XI secolo la torre poligonale della fortezza, costruita su una roccia a strapiombo, mentre sono di epoca più tarda (XV secolo) le torrette di via Turano e di via Cenci che costituiscono i resti dell’antica cinta muraria. Il palazzo del Drago e l’intero borgo di Antuni – nella piccola penisola che, collegata da un istmo, si protende nel lago – datano XV e XVI secolo. Qui si trova anche, su una parete a picco sul lago, l’eremo di San Salvatore.
Forni e terrazze, panni stesi, comari vestite di nero, una piazzetta-belvedere che è un incanto, il luccichio delle acque del lago mosse dalla brezza: questo è il paesaggio da fiaba che i remoti pastori di Thora ci hanno consegnato.
E per chi volesse concludere la visita con un’immersione mistica, c’è il convento di Santa Anatolia, un tempo residenza estiva del Pontificio Collegio greco-ortodosso, con la bella chiesa citata già nel 1153 in una bolla papale.

I piaceri del borgo

❤ Si coltivano solo qui, negli agriturismi, i “fagioli a pisello”, particolari per sapore e consistenza. È terra di grandi formaggi
(pecorino, vaccino, ricotta di pecora per i ravioli) e di cereali (mais, farro, orzo).
❤ Due i piatti, re delle feste locali: il “polentone” (prima domenica di Quaresima), cotto con fuoco in un calderone e condito con sugo magro di baccalà, aringhe, tonno e alici; e gli “strigliozzi“ (ultima domenica di settembre), maccheroni fatti a mano.
❤ “Pasquarella“, canto notturno per le vie del borgo il 5 gennaio e pranzo tutti insieme il 6 Gennaio.
❤ Festa di Sant’Anatolia: processione al Convento di Sant’Anatolia e ritorno, fuochi d’artificio sul lago e ballo della “pantasima”, seconda domenica di luglio.

Cosa vedere

La chiesa di epoca barocca di San Giovanni Evangelista, dove gli affreschi del ‘500 e il campanile sono stati completamente restaurati negli anni 2004-2005.
La fontana del Tritone nella piazza principale, del 1898.
Punti panoramici del Borgo e del Lago del Turano, da non perdere: Monte Antuni, Monte Navegna, Monte Cervia, Mirandella, Ascrea, Paganico Sabino, Punta di Colle di Tora, strada panoramica Collacchiani – Poggio Moiano.
Castel di Tora è inserito nella Riserva Naturale Monte Navegna e Monte Cervia, un paesaggio incontaminato che porta i
segni di un’agricoltura sofferta ma anche della bellezza che incantò i costruttori di rocche e castelli.

Indirizzo

Il nosto indirizzo:

Piazza San Giovanni, 5 Castel di Tora RI

Telefono:
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